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«Mamma, vedi che mi son fatto un regalino post esami…»

E’ ufficiale.
Dal 14 al 22 marzo io e Michele siamo a Parigi.

Per ulteriori informazioni, compresi i moduli per le richieste di souvenir, borse Vuitton, foulard Hermes, reliquie del Moulin Rouge, barattoli di salubre acqua della Senna et alia attendere i prossimi post.

Chiunque abbia a che fare con la facoltà di Beni Culturali dell’Università della Tuscia ha ben presente quale sia l’esame. Anzi, l’Esame, con la E maiuscola.
Sì, proprio lui. Sì, quell’Esame che tutti gli iscritti hanno il terrore di sostenere; sì, quello impossibile, che fa paura solo nominarlo. Sì, quello che se si passa con diciotto, si bacia n’terra unn’è cchiù loddu.Si tratta del famigerato, temuto Esame di Storia dell’Arte Medievale dinanzi la Theotokos de noartri Maria Andaloro, la matriarca di tutte le Tuscie.

 

Ecco. Oggi ho oltrepassato i livelli della pubblica decenza. Vedere per credere.

 

Il sorriso sulle labbra mi rimarrà stampato per mesi.
ps. Un pensiero particolare ai miei compagni di avventura che con me hanno condiviso questo surreale esperìto. Complimenti agli altri due componenti del trio ‘mmonnezza, Giusy e Francesco. Coloro con i quali son riuscito a portare lo studio dell’arte agli amati livelli di infima osteria. Ed anche a Vanessa. E un grazie a C.C..

 

pps. Per chi non l’abbia capito, ho preso Trenta e lode…

Fuori uno. E adesso vado a dormire.

Aggiornamento al risveglio
Spero essere come Niccolò V, sulla premonizione dei sogni.

Svegliato bene. Riaddormentato ottimamente. Risvegliato stavolta maluccio.
Isteria domestica. In facoltà mattinata piacevole.
Pranzo in allegria.
Fruttuoso pomeriggio in facoltà. Ilarità prima di cena.
Cena solitaria.
Crasse risate in serata. Apatia in seconda serata. Navigata su internet deprimente.
Mestizia totale in nottata.

Ora mi è tornata l’allegria. Ma quanto durerà? Poco. Già mi sta passando.

Ho la strana abitudine di analizzare il testo delle canzoni ogni qual volta ne senta una nuova che passa per le radio.
In occasione della festività di San Valentino mi piace condividere col mio adorabile Trojume (I love Trojume…) il testo di due canzoni colonne sonore di altrettanti fim. Eppure sentire di Elisa, da Manuale d’amore 2 – capitoli successivi e Ti scatterò una foto di Tiziano Ferro da Ho vogia di te (il seguito di 3 metri sopra il cielo… già mi vengono i brividi… di angoscia…).

“Ricorderò e comunque anche se non vorrai / Ti sposerò perché non te l’ ho detto mai / Come fa male cercare, trovarti poco dopo / E nell’ ansia che ti perdo ti scatterò una foto… / Ti scatterò una foto…”

Ora spero che qualcuno mi spieghi il significato di questi versi.

Io l’intendo così come segue.
Uno/a ricorda anche se il ricordato/a non vuole (ma perché?! non sapevo che fosse vietato ricordare…). Di seguito sempre quest’uno/a dice che lo/a sposerà, proprio perché mai gli/le ha espresso questo desiderio (ma cu ciù fa ‘ffari?!? Spatti maritarsi jè na jattura si si sapi, si nun si sapi saravi na tragedia…). Poi: uno/a cerca qualcuno/a-qualcosa ma sta male a cercare (?), quindi si trova ciò che si cerca, ma vivendo in uno stato paranoico-ansioso non indifferente con annessi complessi di privazione (40 gocce di Lexotan e passa la paura…), chi cerca scatta una foto a quel che trova ad perpetuam rei memoriam

Va bene quest’interpretazione?!

Mi sovviene istantaneamente un dubbio: se già la prima strofa della canzone assume un livello di masturbazione mentale elevatissimo, per traslato il film quale livello di ingarbugliatezza sentimental-patetica-spaccapallechepureunafalciatricelassottofamenomale raggiunge?!

Non continuo con Ferro perchè vi e mi voglio bene (PAURA: ho velatamente citato un’altra canzone di Ferro). Infierire non è opportuno. Che si passi ad altro.

“A un passo dal possibile / A un passo da te / Paura di decidere / Paura di me / Di tutto quello che non so / Di tutto quello che non ho / Eppure sentire / Nei fiori tra l’asfalto / Nei cieli di cobalto – c’è / Eppure sentire / Nei sogni in fondo a un pianto / Nei giorni di silenzio – c’è / un senso di te / mmm…mmm…mmm…mmm… / C’è un senso di te / mmm…mmm…mmm…mmm…”

E’ ancora più complessa l’esegesi di questo testo.
Analizzare una poesia di Ungaretti o il De Rerum Natura in confronto è una cazzata assoluta.

Riesco a pormi solo domande.
Cos’è il possibile? Il possibile è te? (chi canta è conscio della possibilità dell’essere, è un procedimento ascendente ontologico di natura schopenaueriana?!)
Paura di decidere cosa? Cosa è me? (chi canta sa che decidere qualcosa su sè stesso può essere un pericolo per l’altrui essere umano?!)
Quello che non so è quello che non ho? (ma so di sapere o so di avere o non so di avere o non so di non sapere o non so di non avere o so di sapere o ho di avere?!?! Oddio…)
Eppure sentire nei fiori tra l’asfalto (fiori di smog immagino) e nei cieli di cobalto (ovvero dello stesso colore dei miei occhi quando c’è maltempo, come mi ha detto una cara fanciulla, e pertanto grigio toupet fresco di parrucchiere)… Ma sentire cosa?!?!
Ah continua… Eppure sentire nei sogni in fondo a un pianto (uno squalo che te magna?!?) e nei giorn di silenzio (quello che dovrebbero fare le radio per penitenza a chi dice che queste sono capolavori di canzoni, o peggio ancora, le posta nel proprio blog…)… Ma sentire cosa?!?!
Ah finalmente: un senso di te. Ma senso di cosa? Senso di nausea?! (a me questo viene…).
Ma soprattutto: che mi sta a rappresentare quel mummurio?!?!?!

Sono d’accordo con voi: sono stato sin troppo chiaro, è bene passare ad altro.

Questi due esempi sono tipiche italiane canzoni d’amore. Amore… Amore… Dicevo in apertura che domani sarà San Valentino.
Ma che meraviglia.
Tutto un tripudio di rosa, margheritine, Diddle, Winnie The Pooh, Baci Perugina, cene romantiche e piccioncini che tubano in ogni dove, bontà gratuita, blog pieni di bei sentimenti…

Ma che meraviglia sarà festeggiarlo nel luogo che più si ama, quel capannone industriale prefabbricato che è la facoltà, con l’essere che più si ama, l’iPod…

ps. grazie FrancesKa per gli spunti.
pps. mille volte meglio Maneater

Trojume qui giunto

  • 26,494 Trojumanti

Carmen Potatorum

In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. Quid agatur in taberna, ubi nummos est pincerna, hoc est opus ut queratur: si quid loquar audiatur. Quidam ludunt, quidam bibunt, quidam indiscrete vivunt. Sed in ludo qui morantur, ex his quidam denudantur, quidam ibi vestiuntur, quidam saccis induuntur. Ibi nullus timet mortem, sed pro bacho mittunt sortem. Primum pro nummata vini: ex hac bibunt libertini. semel bibunt pro captivis, post hec bibunt ter pro vivis, quater pro christianis cunctis, quinquies pro fidelibus defunctis, sexies pro sororibus vanis, septies pro militibus silvanis, octies pro fratribus perversis, novies pro monachis dispersis, decies pro navigantibus, undecies pro discordantibus, duodecies pro penitentibus, tredecies pro iter agantibus. Tam pro Papa quam pro Rege bibunt omnes sine lege. Bibit hera, bibit herus, bibit miles, bibit clerus, bibit ille, bibit illa, bibit servus cum ancilla, bibit velox, bibit piger, bibit albus, bibit niger, bibit constans, bibit vagus, bibit rudis, bibit magus, bibit pauper et egrotus, bibit exul et ignotus, bibit puer, bibit canus, bibit presul et decanus, bibit soror, bibit frater, bibit anus, bibit mater, bibit ista, bibit ille, bibunt centum, bibunt mille. Parum sexcente nummate durant, cum immoderate bibunt omnes sine meta. Quamvis bibani mente leta, sic nos rodunt omnes gentes, et sic erimus egentes. Qui nos rodunt confundantur et cum iustis non scribantur.

 

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