You are currently browsing the monthly archive for Marzo 2007.
Nonostante da cattolico condivida sempre meno il recente operato di Santa Romana Chiesa, soprattutto alla luce delle scandalose ingerenze sulla vita civile di uno stato laico come l’Italia a proposito delle unioni civili, tanto da essermi assai sdegnato -insieme al mio dilettissimo Eugenio- alla lettura ed esegesi della Nota della Conferenza Episcopale Italiana pubblicata ieri, non posso non apprezzare la deliziosità degli orsacchiotti nelle immagini.
Sono il sogno di qualsiasi feticista del parato ecclesiastico, quale io d’altronde sono.
In edizione limitata e numerata, prodotti da una ditta specializzata tedesca, vengono venduti alla modica cifra di 180 € l’uno. Già fu messo in commercio l’esemplare in abito corale in occasione dell’elezione di Benedetto XVI nell’aprile 2005. Gli altri due peluche invece celebrano l’ottantesimo compleanno del papa (quello in abito proprio), che ricorre il 16 aprile, e la figura del pontefice romano (in abiti pontificali).
Chiunque abbia l’intenzione di rendermi felice, me li regali.
Ricambierò.
Sono disposto a tutto, proprio tutto, pur di averli.
C’è il rischio che nei mesi a venire mi si trovi spesso da queste parti…Immagine:BO-PiazzaSStefano.jpg
…per motivi di studio ovviamente…
Mi conosco sin troppo bene. La paranoia musicale mi ha nuovamente colpito. Avevo già predetto qualche post fa che il Caffè Trojume sarebbe stato inondato di nuove note. E infatti cosi è stato, proprio con le melodie dell’artista che pubblicizzavo. Dopo ben otto mesi di totale abnegazione passiva (e talvolta tragicamente attiva, qualche video -presto su YouTube- dimostrerà) all’ascolto Maneater di Nelly Furtado, canzone che ha sopportato/supportato le mie vicende estive e autunnali, ho scoperto quello che alcuni blog segnalavano come la notevolmente notevole promessa musicale degli ultimi anni: Mika.
La scimmiesca curiosità mi ha spinto ad impadronirmi subito del primo singolo Grace Kelly. Ascoltato un paio di volte, il brano è subito diventato il più spesso ascoltato nelle mie playlist. Ho provveduto a procurarmi l’album, e lì fu l’inizio della fine.
Full immersion continua. Relax, Take it easy (nelle molteplici versioni di studio, acustiche, live possibili immaginabili) non mi esce più dalla testa. Album consigliato a chiunque. Con grande gioia ho trovato altri estimatori come me (il mio Eugenio, la cara FrancesKa, il Barbagianni Lùrid et Schiphòs, le pulzelle del Caffè Trojume e tanti altri). Ho vessato a Parigi il mio sventurato compagno di avventura, costringendolo a considerare Life in cartoon motion la colonna sonora del viaggio e portandolo al semi-odio per quelle canzoni.
Quella voce potentissima e variopinta, così come i panni che veste, la coinvolgente allegra musica dei brani, tutti diversi l’uno dall’altro per stampo e modulazione, i testi tanto semplici quanto particolari (irresistibile I said /sucking too hard on your lollipop / or love’s gonna get you down) quanto subdoli (…Billy Brown casca a pennello per la polemica sui Dico…), i video esplosivi (Love Today è il tripudio paradigmatico delle sensazioni che provo nell’ascoltare questo ragazzotto mio coetaneo) fanno di Mika, oltre che un’elegante reminiscenza di peculiarità musicali passate da me tanto gradite, ciò che le mie orecchie e soprattutto il mio cervello necessitavano assumere.
E in tutto ciò mi meraviglio che non sia ancora arrivata la mail di segnalazione di Benedictus: “Ho trovato una frociata pazzesca: Mika. L’ho sentito è ho pensato subito a te!“…
Ed anche questa è stata fatta. Sono tornato, sano e salvo.
Gli otto giorni passati in Francia sono stati tanto intensi quanto rilassanti. Mi sono goduto la vacanza, una bella vacanza.
Immagino la curiosità di molti dei miei lettori sugli accadimenti parigini. Raccontare, sia per iscritto che per voce, non è facile. Sintetizzare in poche righe tutto ciò che ho visto, gustato e apprezzato, disgustato e disprezzato, nei molteplici ambiti della sfera sensorale è impossibile.
Resta certo il ricordo, i ricordi: di dettagli microscopici che portano a sensazioni macroscopiche, e viceversa.
Mi ha reso felice poter vedere ciò che studio, confermare nozioni e concetti assimilati, ma anche scoprire cose nuove, tante cose nuove.
Il Louvre è una meraviglia, così come il Musee d’Orsay; scoprire un rutilante Rodin acquarellista è un’emozione senza pari; vedere lo spettacolo vetrate della Saint Chapelle lascia senza fiato; i mosaici Art-Nuveau del Pantheon sono stati la goduria che meno mi aspettavo; mentre tutto pensavo, fuorchè il mirabilante esterno di Notre Dame potesse celare un gotico freddissimo all’interno, o che la Tour Eiffel fosse (sempre per i mie sensi) un ruvido ammasso di ferro. E via dicendo.
Tali i colori: dal verdastro della Senna al tramonto inquietantemente bello dalla terrazza del Centre G. Pompidou, al mesto grigiore del Pere-Lachaise sotto la pioggia. E via dicendo.
E i sapori: della creme Brulee, della zuppa di cipolle (sic) e della Corona serale-domestica. E via dicendo.
Potrei continuare all’infinito, ma preferisco tenere egoisticamente entro me certe emozioni. Condividerle oralmente fra un paio di giorni: sarà sicuramente più bello e stimolante avere interlocutori vis-a-vis, dopo aver la definitiva coscienza di esser tornato a Viterbo.
E a proposito di interlocutori mi urge menzionare l’unico mio interlocutore in questa vacanza e condivisore delle mie emozioni. Menzionare e ringraziare Michele. Perchè grazie -anche e soprattutto- la sua stimolante compagnia gli otto giorni parigini rimarrano indelebili. Di ciò ne sono certo.
A quella cosa fitusa di Sansona,
che non merita nulla da me poiche’ io gioisco solo delle sue disgrazie, auguro un buon compleanno.
E visto che mi ci trovo…
Ad Eugenio,
mio diletto Pacs o Dico come dir si voglia, con impercettibile anticipo, auguro anche stavolta un buon compleanno.
Aggiornamento in itinere per i miei diletti lettori.
Sono vivo, la vacanza procede notevolmente bene, io e il mio compagno di viaggio abbiamo raggiunto un livello di relax e pace celebrale notevole.
Il tempo metereologico ci ha degnato dei suoi momenti sereni appena i primi due giorni di vita parigina. Va’ detto che comunque in giro ci si sta poco, luoghi da visitare abbondano e non termineremo mai di farci programmi di visite che siamo certi non rispetteremo. Un dato è certo: la sera malgrado le nostre volonta’ ci si muta in casalinghi colto/disperati…
Notre Dame ha deluso le mie aspettative che già rosee non erano; in compenso ho violentato le opere del Tesoro Capitolare, stuprandole una ad una.
Il Musee du le Gare d’Orsay è enorme e ha prodotto non pochi deilemmi esistenziali: i quadretti di Seraut stanno meglio in un bagno o in un corridoio?!?! Ma soprattutto, se il museo era una stazione, esternamente dove cazzo passavano i treni?!?! E ancora, con che cuore si può allestire un museo ordinando le collezioni per provenienza, facendo in modo che in tre piani, ci siano una decina di sale sparse con Renoir?!
Ieri abbiamo fatto una follia. Il Musee du Louvre visitato in quattro ore serali. E bisogna dire che trottolando per gallerie varie, sale annesse, butti, fondamenta, sotterranei, terrazze etc. etc., ne abbiamo visitato quasi tre quarti. Ovviamente per fare in modo che ci rimanessero in mente una ventina di opere tra le mille e mille viste. E per fare in modo che ci rimanesse in mente come nella Vergine delle Rocce di Leonardo si notino più le impronte delle dita sul vetro che le rocce stesse. La Gioconda l’ho salutata da lontano. La Morte della Vergine di Caravaggio l’ho sognata stanotte. Tintoretto e Veronese sono da orgasmo. Ma cosa peggiore, i francesi traducono i cognomi degli italiani: Carracci è le Carache, Caravaggio le Caravage e via dicendo.
Per la gioia dei miei compagni/colleghi/amici di arte medievale, ho pensato loro alla vista dei contrafforti di Notre Dame e della Saint Chapelle.
In programma il resto. Spero di poter aggiornare più frequentenmente. Trovando un internet point ovviamente. Considerando che il piuùvicino a casa (ovvero questo da cui scrivo, alla Bastiglia) dista da essa circa 800 metri.
Al Caffè’ Trojume e a tutti i miei lettori un caro saluto.
Sono preoccupato, molto preoccupato.
Dal 5 marzo non si hanno più notizie di Davide, uno dei più famosi blogger d’Italia e titolare del Daveblog, una delle fonti del mio sapere spettegulistico.
L’assenza dei suoi post sta minando la mia salute mentale. Ho già ipotizzato che dopo la visione di Pompei su Raiuno abbia fatto come Empedocle, giù bel bello nel cratere dell’Etna.
Fioccano le ipotesi, si susseguono gli appelli. E pure io mi unisco al coro.
Dave, torna presto.
Conversazione telefonica
G: Michele, come sei messo col francese?!
M: Ottimamente…
G: Ah sì?!
M: Eccome no, so dire bonjour, bonsoire, bon nuit…
G.: …
Non so voi, ma credo che stiamo per partire con i migliori presupposti per sopravvivere…
Dopo aver riscosso ampio successo in un post precedente e soprattutto in vista della prossima partenza per Parigi, l’oroscopo de La Repubblica delle Donne per la settimana che mi si prospetta dinanzi va citato d’obbligo.
Bilancia
Ha senz’altro ragione il rabbino di Manhattan Irwin Kula, che consiglia di “abbracciare il sacro disordine della vita, perché una cucina sempre tutta a puntino è una cucina dove nessuno ha mangiato”. Eppure voi lo smentite. Mangiate e di gusto e la cucina è sempre linda. Date il via a disordine e caos e subito dopo ecco di nuovo tutto nitido, perfetto, risplendente. Alcuni di voi fino a poco tempo fa diventavano matti, scegliendo decisamente il digiuno prolungato pur di non far cadere la macchiolina d’olio o di caffè. Invece, adesso è festa pura; oppure, senza esagerare, non c’è aria di sacrificio. E non c’è nemmeno disordine, trambusto, fastidioso andirivieni di aspirapolvere mentali.
Più comprensibile di quello del 3 marzo.
In poche parole luoghi adibiti alla preparazione di pietanze sono allegoria della mia vita. E molto più semplicemente a Parigi mi conviene sporcare la cucina della casa in cui sto.
Mi inquietano un po’ le aspirapolveri mentali. Dentro la testa, si sa, c’è poco e in disordine: ma il criceto, se prima non riordina il casino celebrale, dopo non ha la carica per far girare la rotellina.
Povero criceto senza aspirapolvere in terra franca, quindi. Impazzirà.
Tra diavolo e acqua santa ho scelto la seconda. Ma è anche vero che tra dovere e piacere ho prediletto il piacere.
Mi piacerebbe tantissimo essere a Roma per la manifestazione a favore delle unioni civili, non tanto per il lato ludico dell’evento, quanto per il reale significato politico dello stesso. E’ doveroso che uno stato garantisca ai propri cittadini diritti uguali per tutti. Senza alcun preconcetto o pregiudizio prodotto da una qualche mentalità arcaica che – purtroppo – stenta ad evolversi.
E mi duole, da cattolico, ammetere che la mentalità arcaica sia quella cattolica. Lo stato è laico e non può essere soggiogato da bizze confessionali. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
Rimarrò a Viterbo per il primo di una serie di incontri di teologia rapportata al concetto di bene culturale. Ma col cuore e col cervello sono già da stanotte a piazza Farnese.



