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Al monsignor Arcivescovo di Genova,che fa bene a minimizzare.
L’avrà capito che prima di aprir bocca deve pensarci più di due volte? Non mi si faccia dire che era meglio il Cardinal Vicario.
Si compatisca. Unica giustificazione: quando proferì tali sentenze era ancora troppo contento, tronfio, per il nuovo incarico…

Orfeo malato, dà forza e coraggio al tuo canto eccelso. (C. Consoli)
E’ arrivato San Pellegrino in Fiore, manifestazione florovivaistica (ormai pessima) che riempie il quartiere viterbese in cui vivo di essenze arboree e floreali. E’ il chiaro segno della primavera, anche qua.

Che fretta c’era/maledetta primavera/che fretta c’era/maledetta come me. (L. Goggi)
E puntuale con la primavera arriva senza esitazione una delle mie compagne predilette. L’insonnia è ormai da parecchio mia socia. L’insofferenza al circostante, per quanto gradevole e compagnone sia, è alta. Il silenzio (altrui) è altalenante tra il necessario e l’abominevole. Il silenzio (mio) sarebbe opportuno. Meglio soli che (bene o male non è rilevante) accompagnati, o accompagnati che soli? Il mio rifugio resta il libro, qualunque esso sia. E la musica, purchè da me (dal mio umore) ben cernita.

Si sta come d’autunno/sugli alberi le foglie. (G. Ungaretti)
Non solo i soldati: chiunque. Non sono versi contro la guerra. E’ la poesia dell’umana essenza, argillosa e precaria, soggetta ineluttabilmente al variare più vario. Mi ci specchio narcisisticamente a perfezione: di che sono soldato?

Chi vuol esser lieto, sia:/di doman non c’è certezza. (L. de’Medici)
Perchè tanta compensazione?: tanta gradevolezza attorno, e altrettanto mal di vivere?! Come ogni anno. Puntuale come la sveglia la mattina.
E in tutto ciò, l’aiuto che cerco non trovo. Menomale che c’è il Lexotan. E l’iPod, ovvio: Inverno, Vivaldi.

Relax, take it easy/for there is nothing that we can do. (Mika)

Cittadini Viterbicoli!

Bomba!2E’ giunta l’ora! Il Bomba Day! (così chiamato dalle meravigliose testate di cronaca della Tuscia) si sta avvicinando. Il 6 maggio prossimo verrà disinnescata quella meraviglia dell’industria bellica novecentesca di soli 20 quintali trovata in uno scrauso quartiere periferico. La gloriosa FAVL (Faulle per gli oriundi) verrà evacuata.

Prepariamoci (preparatevi), o cittadini, alla fuga di massa, alle sirene all’alba, ai pullmann diretti verso le caserme della zona, alle ronde affinchè non ci siano atti di sciacallaggio, alle file di macchine verso le località balneari, alle scene di isteria collettiva che renderanno memorabile la giornata, alle troupe della RAI che gireranno nella città deserta.Bomba!1

In paese, oops ho sbagliato!, in città non si parla d’altro. Saremo (sarete) 35.000 a dover lasciare le nostre case, forti nella fede che l’ordigno non espoda (ma’mmagari…), persuasi che il pericolo imminente è fatale, degni di esser temprati per tale accadimento.

Forza e coraggio cittadini Viterbicoli!!

 

ps. In tutto questo furor, l’InutileG progetta weekend fiorentino, guardacaso dal 4 al 6 maggio…

Oggi è un giorno di festa non solo per la Liberazione. Perchè ben ventuno anni fa ci fu un’altra liberazione, ben più degna di essere segnata nel calendario: la nascita di Valeria, la donna più importante della mia vita (ovviamente dopo le donne di casa De Blasi-Lupo…).

Colei che per me è la migliore amica; anzi, una sorella; anzi, l’eterna dolce metà (…che Bizio non me ne abbia a male); anzi, il mio alter-ego femminile (o viceversa?!).

Colei che conosco da ben 15 anni (ovvero da sempre), con cui ho condiviso momenti memorabili. Ovvero le recite delle elementari al Leone XIII, quando lei interpretava l’Autunno danzando sulle note di ‘Girano girano le stagioni vanno…‘ e io, tanto per cambiare, facevo la parte del cattivo essendo il perfido Mr. Smog e cantavo in playback ‘Da una nube densa e scura si avvicina, che paura! Sono Mr. Smog e sono puzzolente…‘. Ovvero le prime uscite mondane (a 11 anni) sul Viale alle medie, quando invadevamo Casaramona e ci scofanavamo lo scofanabile. Ovvero tutti i pali che le ho tenuto da quando ha raggiunto l’età della ‘ragione’ (tesoro, ma è vero che ancora dici a mamma Crimi che sei con me in giro anche se sono a Viterbo e la convinci con la tua biblica -come la peste- loquela che sono a Messina?!). Ovvero le infinite conversazioni fiume di ore e ore a raccontarci tutto ciò che ci passa per la testa (shopping, sterminio del genere umano, danni casalinghi, intrighi sentimentali -preferibilmente altrui-, glorie accademiche, eliminazione e preparazione a mo’ di delizioso manicaretto della cara Zighi (ihih), esperimenti biogenetici etc. etc. etc.). Ovvero le più scrause confessioni, magari al Pappagallo. Ovvero le devastanti occasioni in cui ci troviano spesso e volentieri, molto volentieri, (feste, festini, serate danzanti al Glam, per dire l’ultima…), senza mai piangerci addosso l’un l’altro delle malefatte compiute (anzi, ci sguazziamo…). Ovvero le telefonate di un’ora e mezzo per decidere cosa metterci anche per andare a prender un caffè la domenica pomeriggio quando in giro non c’è un cane, e neppure Eugenio. Ovvero mille altre cose.

E Valeria è l’unica che riesce sempre a tenermi a bada, che da’ i soli consigli che ascolto, che asseconda le mie più turpi intenzioni. Ma soprattutto l’unica persona che riesce a proferire più parole al secondo di me.

Auguri, amore della mia vita…

E sempre oggi ricorre un’altro genetliaco.

Ventitrè anni fa invece ci fu diversa sciagura: nacque Patrizia. Quella simpatica fanciulla che condivide la tana con le mie storiche amiche viterbesi (di imporatzione). La vera e propria padrona di Casa Lastimi&Lamenti, prestigiosa sede del Caffè Trojume, è la tipica persona che ti infonde, volente o nolente, gioa di vivere. Perennemente nell’aria, sempre battuta pronta, gaffe continuamente dietro l’angolo, spensieratezza mai fatale, dispensatrice di perle di saggezza, mira di buona parte delle mie taglienti crudeltà.

E’ la persona definita vox populi come “quella che andrebbe collocata all’ufficio orientamento della facoltà: se la vedi e pensi che siano così tutti gli studenti, non ci pensi due volte ad iscriverti“.

Se non fosse esistita, sarebbe dovuta esser inventata.

Auguri Patrassia!!

Questa sì che era televisione, questa sì che è una sigla seria: Quelli belli come noi delle Gemelle Kessler, direttamente da Canzonissima 69 (… ovvero quando io e la pressocchè totalità dei lettori di Caffè Trojume non eravamo neanche nella mente del Signore…):

Diciamoci la verità
per far cantare tutti
la canzone c’è
è questo ritornello che
che non vuol dire niente
però il segreto c’è
chi non la canta subito
chi non la canta subito
in un momento, alè, diventa brutto!
e invece: quelli belli come noi
(che sono tanti!)
a cantarla tutto il giorno vanno avanti!
cantarla ci fa bene
ma proprio bene bene
chi non la sa cantare
resta solo
e solo che cosa fa?
ancor più brutto diventerà
e invece: quelli belli come noi
(che sono tanti!)
a cantarla tutto il giorno vanno avanti!
tanti!
avanti!
tanti!

Ma ora ditemi se questo ritornello non è irresistibile… E il balletto… Ahhhhhh… Questo è un vero capolavoro della musica italiana…

Tra i miei ultimi deliri di onnipotenza c’è la volontà di ricostituire l’Indice dei libri proibiti e, attualizzandolo al XXI secolo, dei film, delle fiction e della musica proibiti.

Dopo aver inserito d’ufficio tutti i testi di Moccia e dei mocciani, i film che hanno a che fare con Moccia e i Mocciani, le fiction per noi ‘giovini’ che si ispirano a Moccia e i mocciani e i cantanti supportati da carampane di Moccia e mocciani, quali Tiziano Ferro, Luca DiRisio, Paolo Meneguzzi, Finley e via dicendo, mi sono cimentato in una sana documentazione di ciò che può far parte di questo mio meraviglioso libro nero.

Stasera ho visto per sottoporre al mio inflessibile giudizio il film Il Pap’occhio di Renzo Arbore (1980) con Arbore stesso, un Roberto Benigni prepopulista, una giovanissima e bellissima Isabella Rossellini, un Diego Abatantuono ancora pugliese e tutto l’ambaradan della comacca arboriana, con camei di Mariangela Melato, Milly Carlucci, Ruggero Orlando, Luciano De Crescenzo, Martin Scorsese etc..

La pellicola in questione, dopo esser distribuita in sala fu presto ritirata e censurata per vilipendio alla religione di stato, e rimessa in commercio in VHS nel 1998 dopo l’Oscar a Benigni per La vita è bella. Questo perchè la storia narra della turpe intenzione di Giovanni Paolo II (magistralmente interpretato come uno sprovveduto cocciuto sportivo da Manfred Freyberger) di incrementare il numero dei fedeli cattolici con la creazione di una TeleVaticana che diffonda il verbo di santa romana chiesa ai “giovini che guardano tv e fumano spinotti”. E alla creazione di TeleVaticana viene chiamato appunto Renzo Arbore, notato dal papa polacco in uno spot pubblicitario.
Da qui partono le vicende dello spettacolo Gaudium Magnum, il programma di punta della nuova rete televisiva. E con una serie di trasposizioni di accadimenti del triduo pasquale, scene tragicomiche, farse grottesche, tradimenti vari annessi e connessi con un tanto astorico quanto divertente cardinale Richelieu (irresistibile Graziano Giusti) si sviluppa la trama fino alla prima puntata dello show… che si sbriga subito in un ‘Pap’occhio’…

In poche parole il film, come avete potuto ben capire, per quanto blasfemo e irriverente non farà parte del mio personalissimo indice. E’ a dir poco geniale.




ps. E poichè aprile è un mese prolifico (mia statistica è che luglio sia il mese preferito per concepire), mi preme menzionare la mia amicacollegablogger FrancesKa che oggi compie il suo XXII genetliaco…

Caro Barbagianni Lurid et Schiphòs,

utilizzo questa pubblica pagina per lodarti. Ti chiederai, per cosa?!

Sono mille e mille le cose di cui ti sono debitore.
In primiiiis i pensieri sempre gentili nei miei confronti, soprattutto nelle trasferte messinesi, non c’è na volta che me capita qualche malanno, dall’intervento agli occhi a Natale alla colite a febbraio all’influenza con febbre a Pasqua e Pasquetta…
In secundiiiis i pensieri sempre gentili nei miei confronti, soprattutto ogni qualvolta, dopo un tuo ‘Buon viaggio‘, i miei spostamenti diventano tali e quali a quelli di un albanese su una caretta del mare verso la Puglia che per errore finisce alle Colonne d’Ercole…
In tertiiiiis i pensieri sempre gentili nei miei confronti, soprattutto quando ti rendo partecipe dei miei accadimenti universitari, che immediatamente dopo trovo la morte anche sull’uscio di casa, magari con un vaso di basilico che casualmente cade dal davanzale della finestra della signora di sopra. E via dicendo.

E come non menzionare i bei momenti passati assieme, quali quella volta che con la tua Wicinuzza volevi violentarmi con una gruccia, o quando per tirarci addosso lo zucchero al Samuel, è finita a rissa a sangue che ho dovuto nascondera a mia madre la maglietta che avevo addosso, poichè assimilable a quella di uno che aveva appena scannato un porco, o quelle volte in cui per mail abbiamo riservato dolci parole (ehm…) a tutti i nostri conoscenti (Quello… l’Altro… l’Altro Ancora… ricordi?!?), o ancora le nostre uscite per shopping (anche se poi non compriamo un cazzo che ci portiamo sfiga a vicenda…), che Carrie e Samantha in confronto ci fanno na pippa, o quando l’anno scorso eri talmente allegra e ben disposta per il tuo compleanno che non rispondesti manco al telefono, tanto che preparai un dolce epitaffio, o quando ti intrattenevi (e ti intrattieni ancora) in inquietanti chiacchierate telefoniche con mia madre sparlando di me, o mentre assistevo ai piani di annientamento del genere umano tuoi e di Mamma Hitler e figlia Mussolini, o ai bei tempi del liceo sia passando le versioni (sbagliate) ai nostri cari compagni di classe, sia mantenendo la pace globale tramite la nostra aura positiva che, insieme a quella di Stella (riverenza, nun se sa mai..) e di Tarokkina, è riuscita a far rompere il piede alla Fucà, produrre sciarrazze urlanti, far cedere il controsoffitto, o quando, più recentemente, siamo riusciti a far crollare un lampione qualsiasi a Ponte Milvio solo con le nostre preghiere. E via dicendo.

E come non sperare negli eventi futuri, l’apertura della nostra attività commerciale, una meravigliosa agenzia di pompe funebri, l’eliminazione fisica di Moccia e dei mocciani con annesso rogo propiziatorio di tutti i libri accuratamente messi all’indice da noi, lo sterminio degli Zeri, il nostro totale possesso del mondo (il Mignolo col Prof. Prof. Prof….), la spesa da Vuitton, gi esperimenti genetici della Smiroldo (non c’entrano niente ma sono sempre belle cose…). E via dicendo.

Ad paucos annos, mia cara, 3mst!

tuo, Inutile e Lercio Becchino Grandet
Nido di Quaglie

Che urto.
Già leggere un buon giornale in Italia è un’impresa ardua. Che poi sia di informazione è ancora più difficile. Quasi impossibile che se ne trovi con allegati dignitosi.

Ora ci si mette lo sciopero di Repubblica: la tragedia è totale.
E come se non bastasse lo sciopero dura fino al ventitrè. Sto impazzendo.
Che urto.

ps. Il dramma sarà sabato: come caspita farò senza l’oroscopo de La Repubblica delle donne?!?!

Gli ultimi studi che sto compiendo, e sui quali non intendo disquisire poichè estremamente noiosi per i lettori sani di mente, mi hanno portato alla lettura delle biografie di TUTTI i papi da Pietro di Galilea, noto comunemente come san Pietro, al felicemente regnante Benedetto XVI.

In tutto ciò oltre a soffermarmi su ogni cazzata storicamente rilevantissima, come
1) la frequenza di casi di dissenteria fulminante nel primo medioevo,
2) il gusto uterino di qualche pontefice per i gioielli in corallo rosso, preferibilmente cammei,
3) la paura isterica di un altro dei fantasmi degli imperatori romani, in primis Nerone,
mi ha colpito una semplice frase proferita in conclave da tale Prospero Lambertini qualche oretta prima di essere eletto papa nel 1740 col nome di Benedetto XIV: «Se desiderate eleggere un santo, scegliete Gotti; se volete eleggere uno statista, Aldrovandi; se invece volete un coglione, eleggete me».

Certo che ai tempi nostri trovare un papa che si da’ del coglione sarebbe una gran svolta…

Avrei mille cose da scrivere.

I deliri febbrili con le annesse visioni estatiche (ce mancava solo che me appariva Mika in sogno ed ero bello che pronto per il CIM), la lettura di quel soggettone di Pietro Abelardo (che scopro esser sepolto con la sua Eloisa al Pere Lachaise, tomba che ovviamente non ho visto considerata l’arguzia mia e di Michele a non procuaraci una cartina del cimitero quell’uggiosa necrofila mattina), la visione di dieci minuti di televisione stasera (su RaiUno prima Mario Tozzi, il geologo portasfiga e foriero di calamità varie annesse e connesse di Gaia su RaiTre che parla a mitraglietta di buste della spesa in materiale riciclabile, poi sulla stessa rete Teocoli che imita Costanzo in maniera oscena, poi quel cozzaro di Romolo Rossi su TeleVip a proposito della mai come adesso sperata -da me- retrocessione del Messina in B, oppure la Ferilli con Bisio nell’ennesima fiction italiana per famiglie, tipologia che tanto per cambiare mi provoca un principio di herpes all’orifizio posteriore per l’immensa bontade e buone maniere e buoni propositi e buono tutto che produce e via dicendo) o i prezzi delle valigie Samsonite (centosettantacinqueeurimoneta pe na cosa che entro i due prossimi viaggi Fiumicino/Fontanarossa ritroverò sotto forma di omogeneizzato?!?!).

E invece posto una cosa che più Trojume non si può. Lascivia-aaaaaah…. Buona Visione.

ps. Scherzavo su una cosa. Mika m’è apparso veramente in sogno…

Trojume qui giunto

  • 26,461 Trojumanti

Carmen Potatorum

In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. Quid agatur in taberna, ubi nummos est pincerna, hoc est opus ut queratur: si quid loquar audiatur. Quidam ludunt, quidam bibunt, quidam indiscrete vivunt. Sed in ludo qui morantur, ex his quidam denudantur, quidam ibi vestiuntur, quidam saccis induuntur. Ibi nullus timet mortem, sed pro bacho mittunt sortem. Primum pro nummata vini: ex hac bibunt libertini. semel bibunt pro captivis, post hec bibunt ter pro vivis, quater pro christianis cunctis, quinquies pro fidelibus defunctis, sexies pro sororibus vanis, septies pro militibus silvanis, octies pro fratribus perversis, novies pro monachis dispersis, decies pro navigantibus, undecies pro discordantibus, duodecies pro penitentibus, tredecies pro iter agantibus. Tam pro Papa quam pro Rege bibunt omnes sine lege. Bibit hera, bibit herus, bibit miles, bibit clerus, bibit ille, bibit illa, bibit servus cum ancilla, bibit velox, bibit piger, bibit albus, bibit niger, bibit constans, bibit vagus, bibit rudis, bibit magus, bibit pauper et egrotus, bibit exul et ignotus, bibit puer, bibit canus, bibit presul et decanus, bibit soror, bibit frater, bibit anus, bibit mater, bibit ista, bibit ille, bibunt centum, bibunt mille. Parum sexcente nummate durant, cum immoderate bibunt omnes sine meta. Quamvis bibani mente leta, sic nos rodunt omnes gentes, et sic erimus egentes. Qui nos rodunt confundantur et cum iustis non scribantur.

 

Aprile: 2007
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