Oggi è un giorno di festa non solo per la Liberazione. Perchè ben ventuno anni fa ci fu un’altra liberazione, ben più degna di essere segnata nel calendario: la nascita di Valeria, la donna più importante della mia vita (ovviamente dopo le donne di casa De Blasi-Lupo…).

Colei che per me è la migliore amica; anzi, una sorella; anzi, l’eterna dolce metà (…che Bizio non me ne abbia a male); anzi, il mio alter-ego femminile (o viceversa?!).

Colei che conosco da ben 15 anni (ovvero da sempre), con cui ho condiviso momenti memorabili. Ovvero le recite delle elementari al Leone XIII, quando lei interpretava l’Autunno danzando sulle note di ‘Girano girano le stagioni vanno…‘ e io, tanto per cambiare, facevo la parte del cattivo essendo il perfido Mr. Smog e cantavo in playback ‘Da una nube densa e scura si avvicina, che paura! Sono Mr. Smog e sono puzzolente…‘. Ovvero le prime uscite mondane (a 11 anni) sul Viale alle medie, quando invadevamo Casaramona e ci scofanavamo lo scofanabile. Ovvero tutti i pali che le ho tenuto da quando ha raggiunto l’età della ‘ragione’ (tesoro, ma è vero che ancora dici a mamma Crimi che sei con me in giro anche se sono a Viterbo e la convinci con la tua biblica -come la peste- loquela che sono a Messina?!). Ovvero le infinite conversazioni fiume di ore e ore a raccontarci tutto ciò che ci passa per la testa (shopping, sterminio del genere umano, danni casalinghi, intrighi sentimentali -preferibilmente altrui-, glorie accademiche, eliminazione e preparazione a mo’ di delizioso manicaretto della cara Zighi (ihih), esperimenti biogenetici etc. etc. etc.). Ovvero le più scrause confessioni, magari al Pappagallo. Ovvero le devastanti occasioni in cui ci troviano spesso e volentieri, molto volentieri, (feste, festini, serate danzanti al Glam, per dire l’ultima…), senza mai piangerci addosso l’un l’altro delle malefatte compiute (anzi, ci sguazziamo…). Ovvero le telefonate di un’ora e mezzo per decidere cosa metterci anche per andare a prender un caffè la domenica pomeriggio quando in giro non c’è un cane, e neppure Eugenio. Ovvero mille altre cose.

E Valeria è l’unica che riesce sempre a tenermi a bada, che da’ i soli consigli che ascolto, che asseconda le mie più turpi intenzioni. Ma soprattutto l’unica persona che riesce a proferire più parole al secondo di me.

Auguri, amore della mia vita…

E sempre oggi ricorre un’altro genetliaco.

Ventitrè anni fa invece ci fu diversa sciagura: nacque Patrizia. Quella simpatica fanciulla che condivide la tana con le mie storiche amiche viterbesi (di imporatzione). La vera e propria padrona di Casa Lastimi&Lamenti, prestigiosa sede del Caffè Trojume, è la tipica persona che ti infonde, volente o nolente, gioa di vivere. Perennemente nell’aria, sempre battuta pronta, gaffe continuamente dietro l’angolo, spensieratezza mai fatale, dispensatrice di perle di saggezza, mira di buona parte delle mie taglienti crudeltà.

E’ la persona definita vox populi come “quella che andrebbe collocata all’ufficio orientamento della facoltà: se la vedi e pensi che siano così tutti gli studenti, non ci pensi due volte ad iscriverti“.

Se non fosse esistita, sarebbe dovuta esser inventata.

Auguri Patrassia!!