Come si è potuto ben leggere sono stato per una lunga, lunghissima settimana a Malta. Malta è un posto indiscutibilmente piacevole, a chi piaccia. Piace sicuro a chi ama fare turismo sessuale, se si frequenta la zona di Paceville; piace a chi ama arte e bei panorami, se si va a la Valletta o Mdina o Vittoriosa; piace a chi ama la decadenza, se si gira in giro per le gialle lande deserte dell’isola.

La prima impressione che ho avuto appena sceso piede dall’aereo è stata di esser approdati in una sorta di far west mediterraneo, in una sorta di colonia ispanoinglese abbandonata al suo destino. Sostanzialmente quello che è. Le zone urbanizzate impressionano: quelle turistiche sono una sorta di Las Vegas del sottoproletario, tristissimi alberghi che imitano gli stili più disparati, nelle forme più assurde; quelle abitate e vissute dagli oriunde un insieme continuo di plessi che in Italia sono categorizzati come ultrapopolari, sempre sormontati da immense (rispetto al contorno) chiese.

Le chiese. Malta è piena di chiese. Malta è cattolicissima. Troppo cattolicissima. Pur avendo visto solo l’esteriore l’esperienza (sic) in materia mi dice che il fedele-tipo-maltese è lo stesso che in Sicilia si vedeva cinquant’anni fa. Basta assistere alla preparazione di una festa. Mi è capitato a Vittoriosa, per il 1750 – mi pare – del martirio di s. Lorenzo: apparati effemeri di chiaro stile barocco, rutilanti, drappi in ogni angolo delle pubbliche vie, stemmi di vescovi, canonici, parroci, parrocchie, famiglie gentilizie e chi più ne ha più ne metta in ogni palo, altarini ad ogni finestra, chiese illuminate con lampadine gialle per i contorni della facciata, delle mensole, delle losanghe, dei timpani… E nel vedere l’allestimento della festa ho potuto vedere, prima e unica volta durante il mio soggiorno, ragazzi maltesi. ragazzi maltesi intentissimi, presissimi, devotissimi alla perfezione per il culto del santo patrono.

Perchè a Malta di ragazzi maltesi non se ne vedono. Non ci si aspetti di trovarli per le discoteche frequentate da noi vacanzieri. Li si può trovare al massimo come camerieri. I ragazzi sono stranieri, per lo più italiani e spagnoli, anche francesi. Troppi italiani: chi pensa di staccare la spina con la propria lingua nazionale si sbaglia, perchè i maltesi conoscono bene l’italiano e molto bene il siciliano-catanese, e perchè ci sono italiani in ogni albergo, ristorante, bar, internet point. A Malta ci vanno i piskelletti, per rimorchiare, chiaramente. Con la scusa dei corsi di lingua i piskelletti si ritrovano in realtà (St. Julian, Silema, Paceville) vissute solo da coetanei. E queste realtà si sviluppano a misura di chi le vive: discoteche, fast food, bar, club. Il paradiso dell’ormone impazzito. Un esempio: in un discobar, il Brown, una ragazza francese sedicenne ci prova spudoratamente con un ragazzetto coetaneo italiano, lui non ci sta, lei brillotta leva il decolletè tacco dodici dal piede, lo impugna lato punta e inizia a percuotere il rifiutante, lui sconvolto reagisce, tre cazzotti ben assestati sul naso, lei sfigurata dal sangue sul viso, istericamente casca a terra, sotto al vestitino niente. Tutto ciò per l’ormone impazzito.

Impazziti sono pure i prezzi. A Malta, come in tutti i luoghi turistici mordi e fuggi, si gioca sui prezzi. Il cambio non aiuta, 1 lira maltese corrisponde a circa 2.30 euro. E il commerciante maltese è scaltro, fa il cambio a modo suo, infinocchia il povero turista europeo, fingendo cortesia solo se si è interessati. Il maltese-tipo mi è parso maleducato, ti rispetta solo se ha un riscontro, una controparte ricevuta. Ti guarda con guardo beffardo, vorrebbe dirti io sono più bravo di te. E’ irrispettoso, del tuo non conoscere la lingua, delle tue esigenze, tanto vengono prime le sue. Una sorta di ignoranza dovuta, chissà, forse al perenne stato di colonia. Tuttora malta è una colonia, chiaro. Dell’Italia, in primis, e da Gran Bretagna per motivi di natura economici: quasi tutto è importato, se si levasse il turismo, Malta camperebbe d’aria.

L’aria pare buona, nonostante ci sia una grande circolazione di auto, e non nuovissime. Come i bus, effettivamente folkloristici: vecchi, colorati, lenti, agghindati in base ai gusti dell’autista-custode, si varia dalle immagini dei santi a quelle di Bob Marley, da parenti defunti a Elvis. I bus funzionano, bene, nonostante le strade vecchissime, dall’asfalto liscio, quando c’è l’asfalto. Una croce le strade.

E la croce, la croce di Malta. I Cavalieri di Malta. The Knights of Malta. Ovunque, in ogni orifizio. Malta non è solo cavalieri, vallo a far capire al turista ignorante. Spiegagli che, va bene, i cavalieri hanno retto Malta fino al 1799, ma anche che non sono i cavalieri stile Tavola Rotonda e re Artù, che non difendevano le pulzelle dai draghi, l’importanza che rivestivano nel cristianesimo occidentale, che se si possono permettere di assumere un Caravaggio tra di loro, fargli dare il meglio di sè, e poi condannarlo e trattarlo come il peggio dei peggiori un motivo ci sarà. Ma vaglielo a far capire ai turisti. Che ci sono stati gli inglesi poi, che prima ci sono stati i greci, i romani, Paolo di Tarso.

E che ci sono stato io, a gustare la cucina straaromatizzata fino alla cara colite, ad abbrustolirmi al sole, a soffrire la guida spericolata sulla sinistra degli autisti maltesi, a godere delle strade di Mdina. Io, che alla fine mi sono rilassato una settimana.