Ho distolto la mia morbosa attenzione, stasera, dalla sublime canzone Pop Porno de Il Genio per vedere un film.

Quando ero a Madrid nel cinema di fronte l’albergo si tenne la prima di Virgin Territory, che in Italia è stato intitolato Decameron Pie. Non si assaggia… si morde, commedia in costume con Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Ecco, stasera appunto, mangiato dalla curiosità per un film spacciato sul Decameron e sul Trecento fiorentino, l’ho visto. 

Detto in parole poverissime (che in ricche non si può) questo film è sostanzialmente la storia di una tizia costretta dal padre a sposare un improbabile conte russo (con baionetta annessa, nel Trecento), che però viene preceduto da un altro nobile mafioso italiano, a sua volta osteggiato, sempre per amore della stessa tizia, da un giovine un po’ bohemienne, il tutto durante la peste nera a Firenze. Nel mezzo della storia si incontrano un gruppo di ragazzi e ragazze propugnanti la verginità fino al matrimonio ma allupati come Trentalance e la Bush (meravigliosa la scena dentro la stalla, quando due contadine giocano con mammelle bovine come se queste fossero vibromassaggiatori mentre sono a cavalciosni su due ragazzi), un monastero di suore sempre propugnanti la verginità ma che scopano come ricci (memorabili le interpretazioni di Anna Galiena, abbadessa/maitresse, e Elisabetta Canalis -guarda un po’- scapezzolata) con i giardinieri sordomuti (tra cui il giovane bohemienne finto giardiniere), un gruppo di briganti allupati che però ce l’hanno piccolo (ebbene è così), e via dicendo con tutta la turpitudine possibile immaginabile (vedasi il sogno con angeli falloformi). Il tutto va a finire che il giovane figonzo del bigonzo bohemienne Hayden Christensen si marita la bella, buona e bona Mischa Burton, dopo estenuanti lotte d’ammòre con spade, legni e fucili (!). 

In sintesi: i costumi di Roberto Cavalli sono plausibili (stranamente), ma tutto il resto è di un’imprecisione boiatamente totale. Musica house di colonna sonora, lap dance improvvisate nella tenda dei briganti, giardinio rinascimentali (la mia cara Caprarola per esattezza) come scenografia di una villa trecentesca, affreschi e tele di maniera e di barocco, ma anche dialoghi assimilabili al nulla cosmico, interpretazioni imbarazzanti, visione storica completamente distorta. Lati positivi: Mischa Barton per gli ormoni dei maschietti e Hayden Christensen per i bollori delle femminucce.

Se i ragazzini americani imparano la storia del Medioevo e Rinascimento italiano da un film del genere, ho la conferma di come il popolo americano sia qualcosa che più aberrante non c’è. Se invece c’è stata l’intenzione di creare un b-movie anni ‘70/’80 girato nel 2000, beh, non si può dir altro che i tempi (e soprattutto le risorse umane) sono ineluttabilmente diversi.