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Inutile

Copertina di Ventiquattro di luglio 2009. Da notare: l’articolo sui cessi, mio habitat naturale; la cassa integrazione, mio futuro; l’eroe globale, mia missione.

Sono a letto, sento uno strano rumore di oggetti vitrei e metallici che si muovono.

“Davide sei te?!”

“No Guido, io so’ fermo”

“Bene, sarà il gatto?!”

“Mica il gatto si arrampica sulla libreria!”

Iniziano a muoversi letti e mobili…

“Da’, è un terremoto…” “Subito sotto i pilastri…”

“C’è il giardino, usciamo..”

Esco, usciamo, il gatto miagola, cani abbaiano come matti, antifurti suonano.

Ho la non so come impressione che sia successo un qualcosa di terribile. 

Morlupo, ore 3.30.

 

Finito tutto, mi rimetto a letto. Chiacchero con Davide: gli dico che penso sia successo qualcosa di pessimo a L’Aquila, troppe notizie recentemente su scosse sismiche, oltretutto Morlupo non sta in zona sismica, e gli Abruzzi sono effettivamente vicinissimi, il Gran Sasso lo si vede dal giardino.

Rimango sveglio, ho paura, non ho avuto il coraggio di cercare notizie in tv o su internet. Mi addormento, forse sono le quattro, o le cinque, o oltre. Alle otto citofona la mamma di Davide: c’è stato un terremoto bruttissimo a L’Aquila, e ci sono non pochi morti. Prima cosa che penso è il 1908, cento anni e tre mesi fa. Il terremoto, forse, ce l’ho nel DNA. Poi un Requiem. Mi riaddormento e mi sveglio.

Tv: in L’Aquila rivedo Messina, ho la pelle d’oca e il cuore in gola. Povera gente, povera città. Internet: monumenti e chiese distrutte. Al peggio non c’è mai fine.

Che non faccia la fine di Messina: una città, nolente, privata della sua memoria. E con una precarietà che da cent’anni non è mutata.

Non scrivo da un mese perchè sono in ritardissimo con una consegna importantissima, che renderò nota a marzo. Per questo non scrivo qui da un mese, non c’è tempo.

Ciò non leva che appunti che mi è capitata ieri sera una collega, universitaria come me ma infinitamente inferiore, che mi abbia chiesto il permesso di salutarmi.

Godo come un porco. E mi è parso giusto condividere tale goduria col blog. Che risorgerà (il blog). Amen.

ps. In compenso subito dopo mi è stato detto  che parlo come Jean-Claude….

Perchè mi mette in testa canzoni e non me le fa levare più via..

E in questa settimana il tormentone mio cerebrale è dallo spot Sky:

Sì lo so, era meglio Pop Porno…

Ho distolto la mia morbosa attenzione, stasera, dalla sublime canzone Pop Porno de Il Genio per vedere un film.

Quando ero a Madrid nel cinema di fronte l’albergo si tenne la prima di Virgin Territory, che in Italia è stato intitolato Decameron Pie. Non si assaggia… si morde, commedia in costume con Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Ecco, stasera appunto, mangiato dalla curiosità per un film spacciato sul Decameron e sul Trecento fiorentino, l’ho visto. 

Detto in parole poverissime (che in ricche non si può) questo film è sostanzialmente la storia di una tizia costretta dal padre a sposare un improbabile conte russo (con baionetta annessa, nel Trecento), che però viene preceduto da un altro nobile mafioso italiano, a sua volta osteggiato, sempre per amore della stessa tizia, da un giovine un po’ bohemienne, il tutto durante la peste nera a Firenze. Nel mezzo della storia si incontrano un gruppo di ragazzi e ragazze propugnanti la verginità fino al matrimonio ma allupati come Trentalance e la Bush (meravigliosa la scena dentro la stalla, quando due contadine giocano con mammelle bovine come se queste fossero vibromassaggiatori mentre sono a cavalciosni su due ragazzi), un monastero di suore sempre propugnanti la verginità ma che scopano come ricci (memorabili le interpretazioni di Anna Galiena, abbadessa/maitresse, e Elisabetta Canalis -guarda un po’- scapezzolata) con i giardinieri sordomuti (tra cui il giovane bohemienne finto giardiniere), un gruppo di briganti allupati che però ce l’hanno piccolo (ebbene è così), e via dicendo con tutta la turpitudine possibile immaginabile (vedasi il sogno con angeli falloformi). Il tutto va a finire che il giovane figonzo del bigonzo bohemienne Hayden Christensen si marita la bella, buona e bona Mischa Burton, dopo estenuanti lotte d’ammòre con spade, legni e fucili (!). 

In sintesi: i costumi di Roberto Cavalli sono plausibili (stranamente), ma tutto il resto è di un’imprecisione boiatamente totale. Musica house di colonna sonora, lap dance improvvisate nella tenda dei briganti, giardinio rinascimentali (la mia cara Caprarola per esattezza) come scenografia di una villa trecentesca, affreschi e tele di maniera e di barocco, ma anche dialoghi assimilabili al nulla cosmico, interpretazioni imbarazzanti, visione storica completamente distorta. Lati positivi: Mischa Barton per gli ormoni dei maschietti e Hayden Christensen per i bollori delle femminucce.

Se i ragazzini americani imparano la storia del Medioevo e Rinascimento italiano da un film del genere, ho la conferma di come il popolo americano sia qualcosa che più aberrante non c’è. Se invece c’è stata l’intenzione di creare un b-movie anni ‘70/’80 girato nel 2000, beh, non si può dir altro che i tempi (e soprattutto le risorse umane) sono ineluttabilmente diversi. 

Stasera ho inviato questo alla Despar:

Gentile servizio,
sono un vostro cliente per necessità. Vivo nel centro storico di Viterbo, e l’unico supermercato presente entro le mura della città è il vostro punto vendita sito in piazza del Sacrario angolo via Marconi gestito E.L. Market s.r.l.
Essendo anche non automunito mi è impossibile fare la spesa di ogni giorno nei vari mercati che si trovano fuori le mura, e come è ben immaginabile fare i propri acquisti nelle bottegucce locali è parecchio esoso.
Vi scrivo per segnalare, e spero al più presto risolvere, gli enormi ed evidentissimi problemi igienici del punto vendita del centro di Viterbo. I locali del supermercato sono sporchi, molto sporchi, sia sul pavimento (spesso lercio e appiccicoso), sia sugli espositori, tanto chè non è difficile trovare scatole di prodotti impolverati.
Nel banco macelleria i prodotti sono evidentemente mal conservati: le carni bovine e suine sono scurissime, le carni avicole molto bianche, quasi anemiche. Spesso capita di trovare sui banchi i prodotti in chiaro stato di putrefazione (soprattutto le interiora).
Il reparto ortofrutta è realmente disarmante: proprio oggi, domenica 19 ottobre 2008, giorno di apertura straordinaria,vi erano lattughe marce, loti e mele infestati dagli insetti, castagne e noci con la muffa.
Trovarsi dinazi tali situazioni è spiacevole, e potete condivederlo con me.
Oltretutto è molto triste sapere che i principali fruitori del supermercato sono anziani e studenti fuori sede che vivono nel centro della città e sono impossibilitati a recarsi in altri punti vendita e, costretti dalla realtà, si servono del Despar del Sacrario per la loro spesa.
Spero vivamente che a seguito di questo reclamo vengano presi provvedimenti per la risoluzione dei problemi che concernono sia l’igiene dei locali sia la genuinità dei cibi, evitando così il ricorrere alle associazioni dei consumatori e soprattutto alle autorità competenti.
In attesa di vostra visione e risposta,
distintamente.

Così come un po’ di tempo fa

  1. Tricarico
  2. Recensione (positiva) a I giorni del Carpaccio dell’Epitomatore e Fernando Prometeo Funari
  3. La desolazione che vige in Viterbe
  4. In Francia esiste realmente una cittadina chiamata Viterbe
  5. Li mortacci non è solo un’imprecazione ma anche una rubrica radiofonica
  6. Le fantastiche avventure dell’Inutile speleologo

E tanto altro ancora… e se qualcuno vuole sapere che ho fatto in questi ultimi 15 giorni, mi è partita la connessione a Viterbe, sono stato a Messina e ho avuto IRRIMEDIABILMENTE da fare.

Oggi e domani sarò qui (sento già cori angelici…) per questo (…ora marcia imperiale di Star Wars).

La seppur breve ma intensa estate dell’InutileG è finita.

Ordunque tornai da Madrid: queste le mie impressioni sul viaggio. E stavolta do’ stranamente democraticamente spazio al mio compagno di viaggio, che commenta (Deo gratias non acidamente come farei io) le mie elugubrazioni psicotiche. L’InutileG scrive in nero, DaDo in grigio.

A Madrid tutto costa meno, dico solo che l’IVA lì sta al 7%…

Eh no! Per l’abbigliamento è al 16%. Due camicie una più soberrima dell’altra (Lacoste e Hilfiger) schifosamente a poco il bottino.. e le ho cercate in una specie di cesta dei supersconti.. ma quanto ho goduto!!!

I locali madrileni sono il non plus ultra della zozzeria. Un’esempio tra tutti: Casa Rua a Plaza Mayor, dove fanno i migliori boccadillos di calamari, e dove è la norma trovare a terra le frattaglie angelicamente discese dalle bocche degli avventori.

Non facciamo gli schifittosi! Per meno di Tre e dico 3 Euri ci si pappa una frittura di calamari freschi stipati dentro un panino aperto a mano dal braccio ustionato dell’addetto alla friggitrice e una bicchiere di birra alla spina!! Il rumore di piatti sbeccati e bicchieri che si scontrano con la propria ombra, il ruttare degli astanti, lo scrocchiante camminare sulle frattaglie delle precedenti dieci ore di attività del locale fanno parte del gioco. I’m Lovin’ It, altro che Mac Donald!!

Oltre ai locali, le strade non scherzano: direi del tutto usuale gente che si accingeva in qualsivoglia cantone di palazzo a lasciare il proprio autografo intimo sugli angoli.

Gran Via e vie adiacenti, un odore inconfondibile pervade le froge… è piscio! Devo abituarmici, è l’odore di una città che sta crescendo, a dismisura, che si sta confrontando con una crescita imposta e con gli inevitabili abitanti che non ce la fanno starle dietro, che vivono ai lati degli incroci come di fronte al KFC (Kentucky Fried Chicken) e chiedono di essere ammessi all’ultimo vagone di questa corsa. Qualcuno non ce la farà, amen.

Io la movida di Madrid non l’ho capita: alle 2 di notte i locali chiudono. O sbagliavo i posti in cui andare o le guide dicono tante cazzate.

Beh, i locali che frequentavamo noi chiudevano solo alle 2! Il resto di Madrid andava avanti fino alla mattina.. Polli, polli polli!!

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Trojume qui giunto

  • 26,416 Trojumanti

Carmen Potatorum

In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. Quid agatur in taberna, ubi nummos est pincerna, hoc est opus ut queratur: si quid loquar audiatur. Quidam ludunt, quidam bibunt, quidam indiscrete vivunt. Sed in ludo qui morantur, ex his quidam denudantur, quidam ibi vestiuntur, quidam saccis induuntur. Ibi nullus timet mortem, sed pro bacho mittunt sortem. Primum pro nummata vini: ex hac bibunt libertini. semel bibunt pro captivis, post hec bibunt ter pro vivis, quater pro christianis cunctis, quinquies pro fidelibus defunctis, sexies pro sororibus vanis, septies pro militibus silvanis, octies pro fratribus perversis, novies pro monachis dispersis, decies pro navigantibus, undecies pro discordantibus, duodecies pro penitentibus, tredecies pro iter agantibus. Tam pro Papa quam pro Rege bibunt omnes sine lege. Bibit hera, bibit herus, bibit miles, bibit clerus, bibit ille, bibit illa, bibit servus cum ancilla, bibit velox, bibit piger, bibit albus, bibit niger, bibit constans, bibit vagus, bibit rudis, bibit magus, bibit pauper et egrotus, bibit exul et ignotus, bibit puer, bibit canus, bibit presul et decanus, bibit soror, bibit frater, bibit anus, bibit mater, bibit ista, bibit ille, bibunt centum, bibunt mille. Parum sexcente nummate durant, cum immoderate bibunt omnes sine meta. Quamvis bibani mente leta, sic nos rodunt omnes gentes, et sic erimus egentes. Qui nos rodunt confundantur et cum iustis non scribantur.

 

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