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Oggi e domani sarò qui (sento già cori angelici…) per questo (…ora marcia imperiale di Star Wars).

La seppur breve ma intensa estate dell’InutileG è finita.

Ordunque tornai da Madrid: queste le mie impressioni sul viaggio. E stavolta do’ stranamente democraticamente spazio al mio compagno di viaggio, che commenta (Deo gratias non acidamente come farei io) le mie elugubrazioni psicotiche. L’InutileG scrive in nero, DaDo in grigio.

A Madrid tutto costa meno, dico solo che l’IVA lì sta al 7%…

Eh no! Per l’abbigliamento è al 16%. Due camicie una più soberrima dell’altra (Lacoste e Hilfiger) schifosamente a poco il bottino.. e le ho cercate in una specie di cesta dei supersconti.. ma quanto ho goduto!!!

I locali madrileni sono il non plus ultra della zozzeria. Un’esempio tra tutti: Casa Rua a Plaza Mayor, dove fanno i migliori boccadillos di calamari, e dove è la norma trovare a terra le frattaglie angelicamente discese dalle bocche degli avventori.

Non facciamo gli schifittosi! Per meno di Tre e dico 3 Euri ci si pappa una frittura di calamari freschi stipati dentro un panino aperto a mano dal braccio ustionato dell’addetto alla friggitrice e una bicchiere di birra alla spina!! Il rumore di piatti sbeccati e bicchieri che si scontrano con la propria ombra, il ruttare degli astanti, lo scrocchiante camminare sulle frattaglie delle precedenti dieci ore di attività del locale fanno parte del gioco. I’m Lovin’ It, altro che Mac Donald!!

Oltre ai locali, le strade non scherzano: direi del tutto usuale gente che si accingeva in qualsivoglia cantone di palazzo a lasciare il proprio autografo intimo sugli angoli.

Gran Via e vie adiacenti, un odore inconfondibile pervade le froge… è piscio! Devo abituarmici, è l’odore di una città che sta crescendo, a dismisura, che si sta confrontando con una crescita imposta e con gli inevitabili abitanti che non ce la fanno starle dietro, che vivono ai lati degli incroci come di fronte al KFC (Kentucky Fried Chicken) e chiedono di essere ammessi all’ultimo vagone di questa corsa. Qualcuno non ce la farà, amen.

Io la movida di Madrid non l’ho capita: alle 2 di notte i locali chiudono. O sbagliavo i posti in cui andare o le guide dicono tante cazzate.

Beh, i locali che frequentavamo noi chiudevano solo alle 2! Il resto di Madrid andava avanti fino alla mattina.. Polli, polli polli!!

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Treno Italiano: Reggio Calabria-Roma

Treno Spagnolo: Madrid-Barcellona

Dal 18 al 24 agosto sarò tra Madrid e Zaragoza con Dado.

Vi faremo sapere, tra le tante, pure come funzionano i treni… anche se dalle foto si può già immaginare cosa avremo da dire…

E’ possibilissimo che la mia mente non sia talmente aperta da capire l’arte contemporanea. Non so se sia un bene o un male rimanere fermo al neoclassico, credendo che ciò che di artistico fu prodotto dopo i primi del Novecento sia solo frutto di turbe psichiche di pseudo artisti patologicamente afflitti da deliri di onnipotenza (io so’ l’artista voi non siete un cazzo).

Fattostà che sabato scorso bel bello andai alla GNAM, che per i profani potrebbe essere l’ennesima porchetteria, mentre per quelli un po’ più colti è la Galleria Nazionale di Arte Moderna e contemporanea di Roma. Certo, potevo andare a vedere Correggio a Galleria Borghese, tanto è sempre in zona, ma ho creduto che per sfatare i miti del’inutilità dell’arte contemporanea sarebbe stato opportuno almeno una volta nella vita provare l’ebrezza dell’arte del novecento in forma musealizzata.

La Galleria si sviluppa in due piani di esposizione stabile, al pian terreno il XIX secolo e al primo il XX, e in un mezzanino per le esposizioni temporanee. Uno come me, per digerire meglio la pillola, è ben contento di iniziare dalle opere degli inizi dell’Ottocento. Già, peccato che le sale del primo Ottocento erano misteriosamente chiuse, tanto per perdersi Canova, Tenerani, Lega, Duprè, Hayez, Appiani, Morelli. Fanniente.

Si prosegue, anzi, si inizia quindi con le prime opere di Mario Schifano (qui di finaco una sua opera di cui ho rimosso pure il titolo), a cui in questi giorni è dedicata una mostra. E subito le prime perplessità: non capisco. Non capisco cosa c’entrano fotomontaggi di vescovi misti a vagine, colori buttati qua e là su una tela a rappresentare non so cosa, varie placche di plexiglas colorato che coprono porzioni di dipinti (se così si possono chiamare).

Ritorno alla ‘normalità’, vado al secondo Ottocento e lì resto stupito. Già quando andai a Parigi ed ebbi modo di vistare l’Orsay e il Louvre e rivalutai le arti visive di quel periodo, che tanto avevo sottovalutato studiandole solo su libri e diapositive. La perizia delle tecniche, la precisione dei dettagli, le sensazioni emanate dai quadri e dalle sculture penetravano nella mia testolina medievale. Alla GNAM scopro tanti artisti che non conoscevo, tristemente messi in secondo piano nei libri di storia dell’arte contemporanea, tante belle opere. Peccato che molte, delle principali, sono in mostre su e giù per il mondo. Ma va bene lo stesso.

Poi, prima di salire al XX secolo, ecco Sartorio: (qui di fianco Gorgone e gli eroi) e lì soddisfazione e appagamento, prima della tempesta.

Il temibile e incomprensibile XX secolo è davanti a me, che mi sfida ad un certame di finezza mentale.

Vado a cercare Klimt, c’è Le tre età, un capolavoro: surprise! sta fuori in mostra! Continuo, incazzato, il mio giro, e trovo opinabile il metodo espositivo: non c’è un percorso ben definito, se non si intuisce il verso giusto ove procedere si può fare un salto temporale e stilistico notevole; ciò era pure al pian terreno, ma non così netto come al superiore, forse per le troppe differenze stilistiche tra i troppi stili del Novecento.

Bellissimi De Chirico, Manzù, Guttuso, Balla, Boccioni e le opere del Ventennio, ma anche Pollock, Fontana e Burri, molto più vicini temporalmente a noi. Peccato però che la stragrande maggioranza delle opere principali sono in prestito per mostre, come Klimt, da Castiglioncello del Lago a Mosca, da Spoleto a Boston, e via dicendo.

E finalmente si arriva alle opere della seconda metà del Novecento, quelle astratte, postcubiste, del tutto incomprensibili, che già non capii al Pompidou: colori lanciati qua e là, tele monocromo, sculture senza capo nè verso: i must sono sicuramente Primo piano labbra di Pascali, una tela interamente dipinta di blu cobalto e una specie di scultura consistente in un foglio di plastica flesso con i due lati lunghi che si congiungono (il titolo di questa mi pare che fosse Estroflessioni di paraflessioni di non-so-cosa). In poche parole opere inutili, fredde, significative solo a chi le ha fatte (termini come dipinte o scolpite o applicate non sono utilizzabili.) Una porcheria assurda insomma.

E per finire in bellezza alcune opere di Schifano nel mezzanino. Un solo commento, quello fatto dal mio compagno di visita: “A Guì, ma quanto so’ valutate ste du croste?!”

Ordunque, premetto che il mio commento non sarà del tutto lucido causa una inspiegabile nevralgia, motivo di un mio scarso coinvolgimento agli accadimenti della Notte bianca viterbicola. Ad ogni modo ho avuto modo di percepire il TOTALE FALLIMENTO dell’esperienza nottambula di quest’anno.

A Viterbo i partecipanti a un qualche evento sono conteggiabili attraverso la quantità di spazzatura abbandonata a sè stessa per le strade. Stasera di bottiglie, cartacce, lordura varia ce n’era ben poco. E’ schifoso come metodo, ma a Viterbo è così.

C’è da notare come la sapiente organizzazione abbia collocato la stragrande maggioranza degli eventi allo stesso orario. Considerando che le manifestazioni si svologevano tutte all’interno del centro storico, non è stato impossibile sentire tre tipi di discoteca a stretta vicinanza una dall’altra (ad esempio Sacrario, Piazza della Rebubblica, via della Sapienza, collegabili con un filo immaginario lungo non più di cento metri).

In effetti di attraente c’era ben poco. Credo che le manifestazioni maggiori siano state l’esercitazione dei vigili del fuoco, l’elezione di miss Viterbo e uno spettacolino pressocchè disattenzionato di Marzocca. In poche parole le stesse cose di una qualsiasi sagra di un qualsiasi paese della Tuscia. 

E ancora: a mezzanotte sono passato per piazza san Simeone, in cui c’era musica dal vivo (come in tutte le piazze, d’altronde: evidentemente non c’era altro da poter mettere): e in questa piazza c’erano all’incirca dieci persone. Subito dopo a piazza delle Erbe era come esser di sabato in una qualsiasi serata primaverile. Giusto al Corso c’era un po’ di gente in più, per fare venti metri ci son voluti cinque minuti. A piazza della Repubblica quattro gatti, idem in via Marconi; un bella folla invece al Sacrario, forse per il motocross o per la disco in piazza. Piazza del Gesù si è confermata anche stavolta una delle realtà più eleganti e vivibili di Viterbo (urca! non c’erano quei tamarri coatti dei ragazzotti di provincia, quando il resto di Viterbo ne era infestata!). Peccato che all’una e tre quarti il buffet del Magna Magna al ponte del Duomo era praticamente intonso (l’anno scorso alle sei  erano rimaste un paio di razioni di cous cous), alle due e mezza svendevano non pochi panini con la porchetta al Sacrario, alle tre al Corso vi era affluenza tale e quale di un giorno lavorativo. Alle quattro e dieci sono a casa, già pulito e impigiamato con un bicchiere di China Martini a scrivere questo post. Come se fosse un qualsiasi sabato sera, tutt’al più un po’ più trafficato. Amen.

Udite udite! Popolazione intiera! Torna la notte bianca a Viterboland! Tutti pronti sull’attenti, a far le vasche sul Corso, la muffa all’elezione di Miss Viterbe (anvedi!), la bava al motocross, sudate a danzar in giro trotterellando, fino a ritrovarsi alle cinque a mangiar porchetta e/o sbevuzzare amabilmente tra chili e chili di monnezza-arredo urbano.

Per intenderci, alle 19 sono andato a prenotare per 2 ad un osteria dietro casa: occupati 250 coperti fino all’una. Fame non ne soffrirò, già trovata altra soluzione (ristoratore amico), ma mi chiedo: si potrà pur interagire con i con chi ci si accompagna? O come l’anno scorso ci si ridurrà a metonimie di armenti?!

A domani la cronaca.

Trojume qui giunto

  • 26,403 Trojumanti

Carmen Potatorum

In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. Quid agatur in taberna, ubi nummos est pincerna, hoc est opus ut queratur: si quid loquar audiatur. Quidam ludunt, quidam bibunt, quidam indiscrete vivunt. Sed in ludo qui morantur, ex his quidam denudantur, quidam ibi vestiuntur, quidam saccis induuntur. Ibi nullus timet mortem, sed pro bacho mittunt sortem. Primum pro nummata vini: ex hac bibunt libertini. semel bibunt pro captivis, post hec bibunt ter pro vivis, quater pro christianis cunctis, quinquies pro fidelibus defunctis, sexies pro sororibus vanis, septies pro militibus silvanis, octies pro fratribus perversis, novies pro monachis dispersis, decies pro navigantibus, undecies pro discordantibus, duodecies pro penitentibus, tredecies pro iter agantibus. Tam pro Papa quam pro Rege bibunt omnes sine lege. Bibit hera, bibit herus, bibit miles, bibit clerus, bibit ille, bibit illa, bibit servus cum ancilla, bibit velox, bibit piger, bibit albus, bibit niger, bibit constans, bibit vagus, bibit rudis, bibit magus, bibit pauper et egrotus, bibit exul et ignotus, bibit puer, bibit canus, bibit presul et decanus, bibit soror, bibit frater, bibit anus, bibit mater, bibit ista, bibit ille, bibunt centum, bibunt mille. Parum sexcente nummate durant, cum immoderate bibunt omnes sine meta. Quamvis bibani mente leta, sic nos rodunt omnes gentes, et sic erimus egentes. Qui nos rodunt confundantur et cum iustis non scribantur.

 

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