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La giornata del 3 giugno inizia con la piccola Santa Sofia, la chiesa dei santi Sergio e Bacco, di età giustinianea, poi trasformata anche questa, come tutte, in moschea, e recentemente restaurata. Sarà stata la luce che penetrava dalle finestre, sarà stato il blu delle decorazioni pittoriche islamiche, saranno stati i capolavori scultorei bizantini: mi sono innamorato di quello spazio. Stupefacente nella sua piccolezza di misure, uno scrigno, un gran bel scrigno, emozionante, suggestivo. Passando per l’Ippodromo per raggiungerla non ho potuto non notare i bambini lustrascarpe o che, portatisi una bilancia da casa, sui marciapiedi pesavano le persone che si fermavano. Realtà ai miei occhi sconosciute, intese come sentito dire di un tempo non vissuto, e invece caratteristica di una società ferma e in progresso al tempo stesso.

Quindi il Museo Archeologico di Istanbul: come tutti i musei di archeologie del mondo, c’è sempre qualcosa di interessante e bello e suggestivo da vedere. I sarcofagi, le statue, i resti delle chiese non più esistenti, non fanno altro che perpetuare la memoria di una città e di un’area, la turca, storicamente ineccepibile, comprendente tutto ciò che una realtà piena di storia possa avere.

Poi il bazar: pensavo fosse un suk, invece è un prodromo di centro commerciale. L’importante è contrattare, c’è di tutto e molto è anche bello e ben fatto. Ma i commercianti giocano sul turismo e gonfiano i prezzi, tutto vale realmente poco più della metà del prezzo segnato. La contrattazione è quindi obbligo, per quanto la valuta turca sia ad un cambio favorevole con l’euro. Tappeti, tappeti, sciarpe, cuscini, pellame, oreficeria, spezie, ceramiche, cianfrusaglie, anticaglie, antiquariato, abbigliamento: c’è tutto.

Dopo le spese finalmente il mare: la gita sul Bosforo, su un battello che fa spola tra i vari porticcioli e che funziona da metropolitana del mare. Il mare: mi mancava, sentivo la necessità di averlo da vicino. E così è stato. E poi: uno stretto, un ponte (per nulla offensivo verso la natura circostante), le imbarcazioni: chiare reminiscenze della mia Messina. Quasi gli stessi paesaggi, sempre le stesse sensazioni. Vento compreso. Peccato non aver visto la zona asiatica: altamente elegante e residenziale, con belle ville e belle palazzine, si percepiva dal mare. Sarà per la prossima volta.

Scesi dal battello si ascende verso il quartiere di Galata, roccaforte genovese in età medievale e moderna, ora inglobata alla città insieme a Pera, ora Beyonglu, il centro moderno della città. A Galata c’è la celeberrima torre. Ma non mi era celebre il fatto che si potesse arrivare alla sommità, che lì si trovassero locali, che ci fosse una passerella risicata ove gustare il panorama. E che panorama! Minareti, moschee, emergenze bizantine, palazzi moderni, lo stretto, le imbarcazioni, le colline, le isole, e uno stupendo tramonto. Per carità, un tramonto come tanti altri, sempre bellissimo: ma coadiuvato dal vento e dalla vista soggettivamente sublime (ah, lo Stretto!) il tramonto di Istanbul mi ha fermato. Pensando anche che era il tre giugno, e nei miei 22 anni di vita non ho mai mancato un tre giugno a Messina. In quel momento ero vicinissimo ad esservi pure nel 2008.

Tramontato il sole, tramontata ogni carica vitale, sorta la fame, si va a Beyonglu dove – finalmente – non si mangia più kebap ma pesce. Ed ecco che al locale c’è qualcuno che si prodiga nella danza del ventre. Breve parentesi: il gruppo di viaggio era ottimamente eterogeneo, e ben affiatato. Mi son trovato sempre bene col collegume, ho scoperto gente prima sottovalutata o sconosciuta, ho approfondito conoscenze già avviato, ho rafforzato amicizie di vecchia data.

Vita mondana ad Istanbul ce n’è, di sera Istiklal Caddesi a Beyonglu è un fluire continuo di gente, locali e turisti, alla ricerca di un locale o di semplice passeggiata. I locali ci sono, anche con musica dal vivo, alcuni, e a Beyonglu non pochi, servono pure alcoolici, tutti comunque muniti di narghilè fumanti.

Mercoledì l’apice: Hagia Sophia. Inutile fare giri di parole per commentare o per esprimere sensazioni. Dico solo che vi siamo stati quattro ore e mezzo, che ero talmente felicemente sconvolto per l’esservi dentro e ammirarla in tutta la sua superbità di dimensioni e bellezza, che vi ho fatto un paio i foto. Tutto splendido. Tutto un sogno realizzato, dopo pagine e pagine studiate. Per me il viaggio poteva finire lì, ero felice e contento, stanco ma soddisfatto, appagato.

Quindi il Museo dei mosaici, e soprattutto quel capolavoro d’arte nato non come arte, la Basilica Cisterna. Ambiente inquietantemente suggestivo, indubbiamente unico. Quasi toccante.

Ultimo giorno: architettura e pittura tardo bizantine. Fetyie Camii e Karyie Camii. Sublimi. Solamente Sublimi. Capolavori. Ma la stanchezza, la velocità dei ritmi, il disordine alimentare ci avevano consumato.

Il 6 finalmente in aeroporto per tornare a casa. La mente e il cuore di molti, me compreso, sono rimasti a Costantinopoli. A Istanbul.

Le mie foto del viaggio stanno qui.

 

Devo innanzitutto chiedere scusa ai miei lettori. Scusa, perché ho promesso di postare una sorta di diario di viaggio, e non l’ho fatto. Non l’ho fatto perché i viaggi Made in University of Tuscia sono un massacro. Giornata tipo: sveglia alle 7.30 – 8.00, mattinata a girare e spiegare o ascoltare, pausa pranzo risicatissima, pomeriggio idem mattina, cena alle 20.30, serata – necessariamente a questo punto – a divertirsi.

A parte questo ritmo da tour de force, effettivamente già comprensibile dal programma cui però non volli amaramente credere del tutto, il viaggio di studio a Istanbul è stato innegabilmente interessante e formativo, non solo didatticamente.

Istanbul è una città moderna, anche nel centro storico, con parecchie brutture. Ciò non leva che le emergenze storico-artistiche siano eccezionali. Ad ogni modo le prime cose che mi hanno colpito sono state l’estrema pulizia della città, soprattutto nelle zone più turistiche e centrali, e il terrificante traffico automobilistico nelle strade: non c’era né una cicca per terra né un tagliandino di carta, i giardini erano  curatissimi; d’altro canto per strada vi era l’anarchia pura, gli automobilisti (e soprattutto i tassisti) non si curavano neanche del passante che attraversava (figurarsi me che sono trasparente e non guardo quando attraverso…).

L’albergo in cui ho soggiornato, il Sude Konak, è a un passo da tutto: dai monumenti, dai mezzi di trasporto, dal porto. Ma la vista strabiliante dalla terrazza sul Bosforo da un lato e sull’Hagia Sophia dall’altro non giustifica la piccolezza delle camere. Per carità, pulitissimo e con personale cordialissimo, anche con una cucina, purché turca, discreta. 

L’approccio però non è stato dei migliori. Prima visita è stata alla Moschea Blu (Sultanahmet Camii): indubbiamente suggestivo è stato lo scoprire per la prima volta in vita mia la religiosità islamica e le peculiarità delle strutture di culto musulmano, la vera bellezza e misticità di tal luogo, ma il maleodore che proveniva dalla moquette della moschea, impregnata degli umori dei piedi sudati di tutti i fedeli e i turisti che vi passavano sopra, dimenticherò difficilmente. Dopo l’estenuante puzza, e di questa si trattava, è stata la volta della piazza che sorge sul luogo in cui fino a settecento anni fa vi era l’Ippodromo: emozionante, dopo averlo lungamente e analiticamente studiato, è stato vedere l’obelisco di Teodosio. Peccato per il vento gelido. Partiti convinti di un piacevole clima primaverile, l’allegra combriccola viterbese si è trovata a patire in quel luogo il freddo, tanto freddo, della sera costantinopolitana.

Il giorno dopo è stata la volta del Topkapi, la residenza del sultano fino al 1922, quando la Turchia si è trasformata in una repubblica apparentemente democratica e Istanbul ha perso il ruolo di capitale amministrativa a favore di Ankara, pur rimanendo la capitale morale, culturale ed economica del paese. Il Topkapi è un insieme di plessi all’interno di un grande parco situato sul promontorio della Corno d’Oro, affacciato da un lato sul Bosforo e dall’altro su un’ampia insenatura. Dal parco un panorama innegabile; nei palazzi una grande profusione di bellissime maioliche a fondo blu e verde, coloratissime decorazioni aniconiche sulle volte e sulle pareti, affreschi di paesaggi barocchi, elaborate inferriate, infiniti tappeti, collezioni di gioielli superbamente ricchi, abiti a noi strani.

Quindi il primo contatto con l’arte bizantina: il complesso del Pantokrator, nella zona alta e periferica della città antica, ora inglobata nella megalopoli. Sconvolgente è stato il notare le case semidistrutte nelle immediate adiacenze di quel che resta della chiesa comnena-mausoleo ormai moschea, la sola struttura architettonica e un pavimento in sectilia coperto da tavole in legno e moquette verde, ma ancor più sconvolgente è stato sapere che c’era gente che vi abitava dentro, in quella fatiscenza pura. Poi la Fener Isa Camii, un tempo chiesa del monastero di Costantino Lips

Poi presso le mura teodosiane, esattamente a quel che rimane dell’antica Porta Dorata di Costantinopoli: entrati nell’ampia area quadrangolare circondata da mura, un baluardo, ecco il suono di un lamento che circolava attorno e faceva eco all’interno: era il suono del canto lamentoso dei muezzin; sentirli così, tanti e in contemporanea, nello stesso tempo scoordinati e corali, era da sgomento, per la mistica misteriosità di una religiosità sicuramente più sentita della cattolica. Ho pensato in quel momento che fosse paragonabile al suono delle campane preso il mondo cristiano, per poi ricredermi. Il canto del muezzin ti avvolge, ti penetra, ti fa credere di essere un punto nullo nel tutto che esiste. Viste quindi le mura, le enormi mura e, toh!, trovati a terra due rocchetti di colonna di porfido, quasi buttati là come una vecchia lavastoviglie. Peccato che il porfido è difficilissimo da reperire, per la difficoltà di estrazione. Mai visto del porfido usurato lasciato alle intemperie, non credo si ripeterà più.

Continua…

 

 

Sono a Istanbul dalle 15 e sono già devstato. A domani il resoconto della prima giornata.

Turchia, allarme zecche a Istanbul
Anatolia: sei vittime in una settimana

Panico a Istanbul per un’invasione di zecche particolarmente pericolose. Gli esperti sono molto preoccupati perché le punture dei parassiti provocano una febbre emorragica che in pochi giorni è in grado di uccidere il 30% dei soggetti contagiati. Nella zona di Corum in una settimana sono morte sei persone infettate e gli ospedali della zona sono stati presi d’assalto da centinaia di persone.

Ogni anno in Turchia l’emergenza zecche è un appuntamento stagionale, ma questa volta la situazione sembra motlo critica e le autorità sanitarie stanno cercando di correre ai ripari. La malattia inizialmente si manifesta con febbre, mialgie, vertigini, dolore al collo, rigidità, dolore lombare, cefalea, dolore periorbitario e fotofobia. Possono coesistere nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Seguono poi stato di agitazione, alternanza di umore, confusione ed aggressività. Infine nella seconda settimana di contagio si manifestano emorragie cutanee e intestinali che possono portare rapidamente alla morte. La malattia impiega dai 3 ai 9 giorni per manifestarsi. Dopo questo periodo il tasso dei decessi è del 30%. [...]

Fonte: Tgcom

Domenica 1 giugno

Appuntamento: Aeroporto Fiumicino ore 9,10 al banco check-in Turkish Airlines

Partenza da Roma volo TK 1862 ore 11,40 – arrivo a Istanbul ore 15,10
Trasferimento in albergo Hotel Sudekonak (Ebussud Cad.24 – 34410 Sirkeci; www.sudekonak.com)

Presentazione della città: Costantinopoli la storia e lo sviluppo urbano, rapporto ideologico Roma/Costantinopoli
S. Sofia pre-giustinianea
Ippodromo: Obelisco di Teodosio, colonne commemorative
Moschea blu

cena ore 20,30

Lunedì 2 giugno

Topkapi

S. Irene

Ore 14,30 (autobus)

Le mura terrestri e marittime: Mura
Rovine del Tekfur Saray e il quartiere delle Blacherne
S. Giovanni di Studios
Moschea di Fatih e complesso della Süleymaniye Camii
Acquedotto di Valente, foro di Teodosio, foro di Arcadio
Complesso del Cristo Pantocratore
Fener Isa Camii

cena ore 20,30

 

Martedì 3 giugno

Museo Archeologico (il 3 giugno presso il Museo si svolge un convegno dedicato alle nuove scoperte archeologiche): sarcofago di Alessandro, sarcofagi di porfido, statue di Afrodisia, resti da San Polieucto, sezione dedicata alla storia della città

Santi Sergio e Bacco

Itinerario sul Bosforo

Bazar

cena libera

 

Mercoledì 4 giugno

Santa Sofia: la basilica teodosiana, i mosaici giustinianei, l’opus sectile, la scultura, le porte di bronzo, l’arredo liturgico, i mosaici del periodo macedone (IX-X secolo), interventi ottomani

Museo dei Mosaici

Yerabatan Sarniçi (Cisterna basilica) 

Cena ore 20,30

 

Giovedì 5 giugno

autobus
Karyie Cami: la committenza di Teodoro Metochite, l’architettura, il programma dei mosaici, gli affreschi del parekklesion, la scultura

Fetyie Cami: architettura, mosaici e pitture

Lezione sul Grande Palazzo e sopralluogo ai resti del Gran Palazzo e del Boucoleon.
Visita all’Istituto di Studi Anatolici e Bizantini Koc Foundation-Istanbul / visita al Moder Art Museum

cena ore 20,30

 

Venerdì 6 giugno

Volo Istanbul- Roma TK 1861 ore 9,10 arrivo a Roma aeroporto Fiumicino ore 10,40

 

Acquistato jeans. Blu chiaro. Di marca Jacob Cohen. In denim giapponese Kurabo. Con bottoni resinati e placcati in argento. Con etichetta in cavallino blu acceso. E le cuciture degli orli a punto catenella.

Una vera e propria chiccheria. O Kitscheria?!

Sono splendidi ugualmente, e SONO MIEI.

Trojume qui giunto

  • 26,403 Trojumanti

Carmen Potatorum

In taberna quando sumus, non curamus quid sit humus, sed ad ludum properamus, cui semper insudamus. Quid agatur in taberna, ubi nummos est pincerna, hoc est opus ut queratur: si quid loquar audiatur. Quidam ludunt, quidam bibunt, quidam indiscrete vivunt. Sed in ludo qui morantur, ex his quidam denudantur, quidam ibi vestiuntur, quidam saccis induuntur. Ibi nullus timet mortem, sed pro bacho mittunt sortem. Primum pro nummata vini: ex hac bibunt libertini. semel bibunt pro captivis, post hec bibunt ter pro vivis, quater pro christianis cunctis, quinquies pro fidelibus defunctis, sexies pro sororibus vanis, septies pro militibus silvanis, octies pro fratribus perversis, novies pro monachis dispersis, decies pro navigantibus, undecies pro discordantibus, duodecies pro penitentibus, tredecies pro iter agantibus. Tam pro Papa quam pro Rege bibunt omnes sine lege. Bibit hera, bibit herus, bibit miles, bibit clerus, bibit ille, bibit illa, bibit servus cum ancilla, bibit velox, bibit piger, bibit albus, bibit niger, bibit constans, bibit vagus, bibit rudis, bibit magus, bibit pauper et egrotus, bibit exul et ignotus, bibit puer, bibit canus, bibit presul et decanus, bibit soror, bibit frater, bibit anus, bibit mater, bibit ista, bibit ille, bibunt centum, bibunt mille. Parum sexcente nummate durant, cum immoderate bibunt omnes sine meta. Quamvis bibani mente leta, sic nos rodunt omnes gentes, et sic erimus egentes. Qui nos rodunt confundantur et cum iustis non scribantur.

 

Novembre: 2009
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